Nascita di un mito

La nascita di un mitoC’era una volta,
tanto tempo fa, una qualità ora quasi del tutto scomparsa, chiamata TALENTO.

Talento era figlia del Re Portento e della Regina Creativa, sin da piccola aveva sempre mostrato un potenziale al di fuori del comune, crebbe nel dolore del suo popolo, in senso a ideali considerati “illegittimi” per quel tempo, in cui la censura e la sterilità facevano da padroni.

Era una principessa, senza regno e senza trono, vagava per le angustie vie del regno, tutti i giorni, la si poteva incontrare lungo i crocevia più affollati, in cui i mercanti sostavano per cercare di vendere la loro mercanzia, o “danarosi” si soffermavano per trovare manodopera da impiegare nei loro campi provati dalla fame e dalla sete dei loro contadini.

Talento piangeva lacrime intrise di terra e di sangue, lacrime che sapevano di lotte e di dolore, ma mai lasciava solo il bastone sul quale si poggiava per camminare, da piccola lo chiamò  Pazienza, fu il suo primo compagno di giochi, il suo compagno di lotte, quel pezzo di legno per lei non era un oggetto ma nel corso degli anni divenne suo fratello.

Un giorno qualunque, di un anno qualunque, durante il suo solito vagare Talento incontrò un mendicante, di nome Genio.

“Perchè sei sola?” ”Perchè tu sei solo?” Io ti attendevo , ti ho aspettato per molti lustri, ho vagato per molte terre, cercando un segno del tuo passaggio su visi smarriti, ebbri di una vita ormai passata, in cavalieri con goffi e inutili gonfalonieri, in tribunali e in cimiteri.”

Talento nell’udire queste parole, strinse Pazienza tra le sue mani, avvinghiandolo in una stretta quasi mortale, sorrise, in un sorriso che sapeva d’amore intriso di terra e di sangue, protese la sua piccola mano, verso quel mendicante, di nome Genio, ricordando ciò che le era stato detto, “Due regnanti senza terra, hanno la stessa valenza di un intero regno”.

Talento, Pazienza e Genio si sono spinti sino ai giorni nostri, non è facile incontrarli, se avrete la fortuna li potrete vedere dinnanzi ad un crocevia, una loro figlia decisero di chiamarla Artechbrand, nome inusuale, ma pregno delle virtù di uno e dei caratteri peculiari dell’altro.

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