Sarei stata un fenicottero rosa.

Fenicottero rosa

Ed è così che accade, un lampo, chiamala se vuoi illuminazione, genio, ti accorgi nel momento stesso in cui la tua mente partorisce un’ idea, un sentore, ti trovi spoglio di tutto, non hai vestiti ed è come se ti fossi immerso nel ghiaccio  -40 ° per intenderci. Non hai più controllo del tuo corpo, i brividi ti percuotono come fossero spilli puntati su di una bambola voodoo. I tuoi muscoli si muovono, la tua mente crea. Ed è così che ti ritrovi con un nuovo traguardo, una nuova meta, una nuova idea, o forse è così che descriverei il mio stato nel mentre mi appresto a dar vita a qualche “inusuale e insulso” segno del destino.

Mi hanno sempre insegnato, detto, che sarei diventata ciò che avrei voluto essere, università, facoltà, qualsiasi cosa, ma non è stato così, non studiavo Keynes, ma Pessoa, non studiavo Fibonacci ma Vecchioni, metrica e arguzia di stile, ora come ora forse sarei stata un’ottima inquadrata persona. (W le persone inquadrate che mi spiegano la logica del comune mondo)

Non volevo rientrare nei detenuti comuni, con un lavoro comune, a 23 anni ero la responsabile amministrativa di una società che “gestiva” altre 7 società… posso dire di aver fatto carriera. Brucio sempre le tappe, e sono diventata la capa di una società, che aspetta solo me, aspetta la mia verve, il mio sorriso, le mie cazziate, aspetta il mio mondo.

Con parole diverse posso dire di essere l’orgogliosa titolare di un mondo, non fatto a mia immagine e somiglianza, plasmato sulle persone che ho deciso di rendere partecipi. Ho visto, ho coltivato, sono stata zitta, salvo poi dire “Avevo ragione io”, ma anche in quel caso non è stata una vittoria, ma un prendere un fazzoletto e asciugare le lacrime altrui.

Dicono che sono, io penso solo di essere, la diversità a volte è solo un fantasma ma come spettro, tende sempre a riproporsi durante il Natale, passato, presente e futuro.

Potevo essere ma non ho voluto essere.

Scrivo, scrivo, non per me, non per voi, ma per esorcizzare una sorta di malessere, chiamatela noia, ogni tanto azzardo il passo, altre volte estenuanti giri di parole tendono a disperdere il significato, ma per me l’importante è scrivere.

Non mi importa se ci saranno 5 10 o 70 mi piace, ribadisco che detesto i social anche se… l’importante è che io abbia scritto.

Dolore,

risate di un bambino

ventre acuminato,

noia

provata,

sentita,

ipotenusa

stridente

tra le

gambe

del tuo essere,

maldicenza

avvertita

io e te

in bilico sulla

zampa

di un

fenicottero rosa.

Barbara l’importante è cantare sempre e comunque.

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